La più grande in Europa.
Una leggenda popolare, riportata dal poeta romanesco Augusto Sindici, vuole che il toponimo “Malagrotta” tragga origine da una grotta nella quale abitava un terribile drago sputafuoco, contro il quale il Papa indisse una crociata. A posteriori possiamo dire che, ancora una volta, la realtà è più spaventosa della fiaba, quando il “mostro” è un’enorme invaso di rifiuti tossici che invece che sputare fuoco rilascia veleni nocivi per la salute e l’ambiente.
La più grande discarica d’Europa: 240 ettari, tra le 4500 e le 5000 tonnellate di rifiuti scaricati ogni giorno, 330 tonnellate di fanghi e scarti di discarica prodotti ogni anno: senza contare che a Malagrotta, che è di proprietà del maxi-imprenditore dei rifiuti Manlio Cerroni di Pisoniano, arrivano anche i rifiuti speciali degli aeroporti di Ciampino e Fiumicino. In questi ultimi 15 anni c’è stata una vera e propria politica di noncuranza nei confronti dei dettami europei: la direttiva Ue n. 31 del 1999 che vincolava l’ingresso in discarica solo ai rifiuti pretrattati, è stata recepita con quattro anni di ritardo, applicata dopo altri due con il decreto del 3 agosto 2005, ma è rimasta comunque lettera morta. Dagli anni ’60 a oggi Malagrotta ha finito col sotterrare oltre 60 milioni di tonnellate di rifiuti indifferenziati, e da sei anni aspetta di essere chiusa. Tra il 2003 ed il 2004 infatti la produzione di rifiuti nella provincia di Roma è aumentato del 6%, percentuale che grava quasi interamente su Malagrotta, così che nel 2004 raggiunge la saturazione, tuttavia l’amministrazione regionale provvide ad ampliare il terreno della discarica. Il gruppo CO.LA.RI. (Consorzio Laziale Rifiuti) di proprietà, “ovviamente” dello stesso Manlio Cerroni proprietario della discarica, ha costruito un gassificatore di CDR (combustibile derivato dai rifiuti) a Malagrotta, costruzione decisa peraltro, in barba ai comitati di residenti e lo stesso comune di Roma, dalle ordinanze n° 14 e 16 del 2005 firmate dall’allora Commissario Straordinario per l’Emergenza Rifiuti del Lazio Verzaschi, tuttavia posto sotto sequestro, ma infine messo in funzione. Il gassificatore, in un’area ad alta concentrazione di impianti industriali già gravata dai rifiuti della discarica, costituisce un danno per l’ambiente e per la salute, ma i piani imprenditoriali di Cerroni, sono andati avanti lo stesso, progettando la costruzione di altri due gassificatori. Mentre invece a livello internazionale è scandalo. Infatti Paul Connett – docente di chimica ambientale presso l’Università St. Lawrence di New York, una autorità internazionale in tema di rifiuti e inceneritori- ha definito la discarica di Malagrotta. «Un ridicolo monumento alla pigrizia e alla stupidità umana, al cattivo governo» che «non dovrebbe esistere» e che Cerroni stava «peggiorando le cose con la costruzione di un inceneritore-gassificatore» aggiungendo che «invece di spendere tanti soldi per finanziare questo inceneritore, arricchendo ulteriormente Cerroni, Roma dovrebbe con urgenza andare verso la raccolta differenziata porta a porta in tutta la città e non soltanto in alcune zone».Una opinione simile, ovviamente anch’essa rimasta inascoltata, è quella della commissione di esperti voluta da Veltroni nel 2002 che aveva individuato come intervento chiave il cambiamento della raccolta differenziata da multi materiale (plastica, vetro e alluminio) a monomateriale. Il gassificatore di Malagrotta necessita peraltro, per funzionare di 1000 metri cubi di acqua al giorno, e dopo il suo trattamento e recupero rimangono 40 metri cubi/giorno di acqua contaminata da smaltire e circa 30 tonnellate/giorno fra fanghi, zolfo e sale industriale classificati come rifiuti speciali (contengono diossine e metalli pesanti) da smaltire in discariche speciali. Tutt’altro che una soluzione “verde” per il disastro ecologico di Malagrotta. Pure la storia dei commissariamenti pone il Lazio fuori legge: un anno per stilare un piano, ma dal 1999 al 2008 è stato solo un susseguirsi di commissari straordinari per fronteggiare l’emergenza. La discarica di Malagrotta avrebbe dovuto chiudere il 31 dicembre 2007 in forza della normativa europea che vieta di conferire in discarica rifiuti allo stato grezzo: ma il Governo ha autorizzato la discarica a restare aperta fino al dicembre 2008, anno in cui è dichiarata dall’Ue “esaurita”. Insomma, Malagrotta, è “clinicamente esaurita”, ma per una sorta di ‘accanimento terapeutico’ si è continuato a tenerla in vita fino ad adesso a colpi di proroga di dodici mesi in dodici mesi, in spregio alle leggi, all’ambiente e alla salute dei cittadini, e arricchendo le tasche di un “avvoltoio” dei rifiuti come Cerroni.
L’inquinamento delle acque e l’accusa di omicidio colposo
Già un anno fa circa, l’Agenzia regionale per l’Ambiente (Arpa) che aveva condotto per quattro mesi, da febbraio a maggio dell’anno scorso una serie di prelievi nel sottosuolo, aveva lanciato l’allarme rosso: un quadro allarmante di contaminazione delle acque sotterranee, e aveva sollecitato
«misure di messa in sicurezza del sito volte a contenere la diffusione della contaminazione», nonché «successivi interventi di bonifica». Proprio come a Terzigno,intorno all’ «ottavo colle» capitolino – che ha un’estensione pari all’incirca a 4 volte il Vaticano) falde, fossi e corsi d’acqua sono inquinati. Il Rio Galeria e gli altri canali di irrigazione naturali o artificiali contengono veleni. I valori-limite di ferro, manganese, nichel e arsenico (quest’ultimo, assieme al benzene, risulta maggiore anche di 20 o 30 volte rispetto al tetto previsto) sono terribilmente sforati.Il problema si pone dal momento che nelle vicinanze si trovano coltivazioni, pascoli, distese di granturco, e a due passi dal verde la Riserva del litorale. Senza contare le migliaia di persone che vivono a Ponte Galeria e a Massimina, una delle zone a più alto rischio industriale di Roma, perché, oltre alla discarica, si trovano un deposito di carburanti, una raffineria e un impianto per rifiuti tossici ospedalieri.La relazione top secret dell’Arpa viene inviata allaDirezione generale ambiente» dell’ Unione Europea dal battagliero presidente del Comitato Malagrotta Sergio Apollonio.
Ma non finisce qui la triste sporca storia di Malagrotta.
A meno di un anno di distanza dalle dichiarazioni dell’Ispra, una manciata di giorni fa, arriva l’accusa della Procura di Roma che ha avviato un’inchiesta con l’ipotesi di omicidio colposo per stabilire se la morte di quattro persone, tra il 2008 e il 2010, sia stata provocata dalle esalazioni dell’impianto di smaltimento dei rifiuti di Malagrotta.
L’inchiesta, condotta dal procuratore aggiunto Roberto Cucchiari e dal pubblico ministero Alberto Galanti che nei prossimi giorni dovrebbero disporre una consulenza epidemiologica per chiarire se le quantità fuorilegge – in certi casi anche di mille volte oltre i limiti consentiti – di ferro, manganese, nichel benzene e arsenico, che vengono emanate dalla discarica inquinando l’acqua e l’aria abbiano un collegamento con, oltre al caso dei quattro residenti uccisi dal cancro, anche con delle patologie tumorali segnalate in decine di esposti firmati da chi vive nelle vicinanze della discarica, zona dichiarata «a rischio Seveso» anche per la vicinanza di una raffineria e di capannoni per lavorazioni chimiche. A pochi giorni dall’indagine aperta dalla Procura di Roma è stata resa pubblica una indagine dell’Arpa che va ad integrare i dati già pubblicati dall’Arpa nel 2010, dove si conferma che solfato, ferro, manganese, arsenico, nichel, cromo, alluminio, piombo, benzene e altri metalli pesanti hanno superato i limiti consentiti, oltre alla presenza del n-butylbenzenesulfonamide cancerogeno; per questo urge più che mai la chiusura della discarica. Un gruppo di esponenti dei Verdi ha manifestato davanti alla Regione Lazio e consegnato il dossier dell’Ispra alla governatrice Renata Polverini che, ha dato per altro l’ultimatum al 31 di dicembre per la chiusura della discarica, anche se ancora non è stato trovato un sito alternativo.
Una nuova Malagrotta?
Il prefetto Giuseppe Pecoraro, in qualità di commissario nominato dal governo, sta scegliendo i siti alternativi per accogliere la spazzatura in attesa che la Regione realizzi la nuova discarica a Pizzo del Prete, vicino Fiumicino sull’ esempio di quella realizzata a Peccioli, in provincia di Pisa, ma ci vorranno oltre tre anni. La Regione Lazio assicura che nella nuova discarica saranno conferiti «solo rifiuti trattati, non inquinanti», e vorrebbe costruire anche un impianto di «trattamento meccanico biologico» per selezionare e riciclare l’ immondizia.
Nel frattempo, le discariche provvisorie in lizza per sostituire quella di Malagrotta, la cui chiusura è prevista per la fine di quest’anno e speriamo proprio senza nessun tipo di proroga, dovrebbero essere scelte tra Pian dell’ Olmo (nei pressi di Riano), Corcolle-San Vittorino, Castel Romano, Procoio Vecchio, Osteriaccia (sempre nel Comune di Fiumicino) e Monti dell’ Ortaccio (che è molto vicino a Malagrotta). Alcune di queste dovrebbero accogliere rifiuti trattati inerti, altre, i cui invasi saranno adeguatamente preparati e impermeabilizzati, dovrebbero ospitare invece il percolato, cioè la frazione biologica che fermenta e produce gas, ma sembra molto difficile, riuscire a trovare un unico sito, lontano da centri abitati, in grado di accogliere le 4 mila tonnellate al giorno di immondizia prodottadalla capitale. Ma, a quanto pare, oltre alla difficoltà di trovare luoghi adatti si aggiunge la polemica dei cittadini delle zone prescelteper le discariche temporanee. Infatti il sindaco di Riano, Marinella Ricceri, ha dichiarato pubblicamente: «Siamo pronti alle barricate. A Riano inizieremo ad oltranza una serie di iniziative per stoppare qualsiasi ipotesi di discarica. Proclameremo lo stato di emergenza con la convocazione di un Consiglio comunale permanente aperto ai cittadini utile a monitorare in maniera costante la situazione, per decidere di volta in volta le cose da fare a difesa del territorio e della salute pubblica. Di contro il sindaco di Roma, Gianni Alemanno ha dichiarato che non c’è alcun rischio né nei dati riportati dall’Arpa su Malagrotta, né nella ricerca di siti alternativi temporanei dopo la sua imminente chiusura che dovrà concludersi a metà ottobre, concludendo che si tratta del solito allarmismo da parte della sinistra.
Cui prodest?
Sarà anche allarmismo di sinistra, come dice il sindaco Alemanno, ma di sicuro qualcuno questa sporca storia sta diventando molto cara. E non parliamo solo dei cittadini di Malagrotta e dintorni che hanno visto inquinarsi le falde acquifere e che respirano sostanze tossiche, forse causa di malattie tumorali, ma anche dei quasi tre milioni di abitanti della città eterna che vedranno rincarare la tariffa dei rifiuti (con il Tia al posto del Tari, e il ritorno dell’Iva) oltre alla quale ci saranno anche i costi di adeguamento del compenso per il consorzio CO.LA.RI. che gestisce la discarica che ricadranno sulla spesa pubblica. Tutto questo contando che i centri per la raccolta temporanea dei rifiuti Monti dell’Ortaccio e Pian dell’Olmo a Riano sono di proprietà del dottor Ceroni così come il già nominato consorzio CO.LA.RI. Proprietario, oltretutto, diimpianti per lo smaltimento dei rifiuti in Puglia, a Brescia, a Perugia, in Australia, in Romania, in Norvegia, in Francia e in Brasile:un impero di società che fattura almeno 800.000.000 di euro all’anno e si stima che il suo patrimonio si aggiri ad oltre due miliardi di euro. Potremmo dire che quasi quasi Malagrotta è un granello di sabbia di fronte a quest’enorme impero economico “dei rifiuti”. Ma abbastanza caro è invece il prezzo della salute dell’ambiente e dei cittadini, che di fronte agli interessi economici passa tragicamente in secondo piano.